BONUS MOBILI 2026: SCONTO DEL 50% ANCHE PER LE SECONDE CASE, TUTTE LE NOVITÀ
Il bonus mobili 2026 introduce una novità che amplia sensibilmente la platea dei beneficiari: la detrazione Irpef del 50% viene riconosciuta sia per la prima sia per la seconda casa, senza più differenze. La nuova guida dell’Agenzia delle Entrate chiarisce le regole aggiornate e conferma che, a differenza di altri incentivi edilizi, il bonus non subisce riduzioni.
In cosa consiste il bonus mobili
Attivo dal 2013 e più volte modificato, il bonus mobili permette di detrarre il 50% delle spese sostenute per acquistare mobili e grandi elettrodomestici destinati a un immobile oggetto di interventi di recupero edilizio. La Legge di Bilancio 2026 conferma l’agevolazione senza introdurre limiti più restrittivi per le abitazioni non principali.
Cosa si può acquistare
Rientrano nel bonus:
- mobili per l’arredo della casa
- grandi elettrodomestici ad alta efficienza energetica
Sono richieste specifiche classi minime: i forni devono essere almeno in classe A; lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie in classe E; frigoriferi e congelatori in classe F.
Non cumulabile con il bonus elettrodomestici
Dal 2026 il bonus mobili non può essere utilizzato insieme al bonus elettrodomestici introdotto dal Mimit. Quest’ultimo, attivabile una sola volta per nucleo familiare, riguarda la sostituzione di vecchi apparecchi con modelli più efficienti. Le due agevolazioni non possono essere applicate sugli stessi prodotti.
Stop ai requisiti di residenza e proprietà
Una delle novità più rilevanti riguarda i requisiti del richiedente: non è più necessario dimostrare di essere residenti o proprietari dell’immobile. L’agevolazione spetta a chi sostiene la spesa e realizza l’intervento edilizio, senza ulteriori vincoli.
Lavoro trainante obbligatorio
Resta invece invariato il principio del lavoro trainante: il bonus mobili si applica solo se l’acquisto è collegato a un intervento di recupero edilizio sulla singola unità immobiliare o sulle parti comuni di edifici residenziali.
Gli acquisti effettuati nel 2026 devono riferirsi a lavori iniziati dal 1° gennaio 2025.
Come dimostrare l’inizio dei lavori
La data di avvio può essere provata tramite:
- abilitazioni amministrative (CILA, SCIA, permessi)
- comunicazioni preventive all’ASL
- dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, se mancano i documenti precedenti
La spesa per i lavori può essere sostenuta anche dopo l’acquisto dei mobili.
Le regole per i condomìni
Il bonus si applica anche agli arredi destinati alle parti comuni, come guardiole, locali condominiali o spazi di servizio. Ogni condòmino può detrarre la propria quota, ma solo per beni acquistati per il locale comune interessato, non per le singole abitazioni.
Limiti di spesa e modalità di detrazione
Il tetto massimo resta fissato a 5.000 euro per unità immobiliare. La detrazione del 50% viene ripartita in dieci quote annuali di pari importo.
Nel limite rientrano anche le spese di trasporto e montaggio.
Utilizzo su più anni
Il massimale è annuale ma legato alla singola unità. Se nel 2025 si spendono 2.000 euro, nel 2026 il tetto residuo sarà di 3.000 euro.
Come effettuare i pagamenti
Sono ammessi solo pagamenti tracciabili, come:
- bonifico bancario ordinario
- carta di credito
- carta di debito
Non è richiesto il bonifico parlante. Esclusi contanti e assegni.
In caso di finanziamento, la società erogante deve effettuare il pagamento con modalità tracciabili e fornire al contribuente la ricevuta.
Un incentivo più semplice e più inclusivo
Il bonus mobili 2026 si conferma una delle agevolazioni più stabili e utilizzate, ora reso ancora più accessibile grazie all’eliminazione dei vincoli su residenza e proprietà e alla possibilità di applicarlo anche alle seconde case. Una misura che sostiene il settore dell’arredo e favorisce la riqualificazione del patrimonio edilizio.

