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FORMAZIONE OBBLIGATORIA SULL’IA: COSA CAMBIA PER I PROFESSIONISTI

FORMAZIONE OBBLIGATORIA SULL’IA: COSA CAMBIA PER I PROFESSIONISTI

L’AI Act europeo sta entrando nella fase operativa e il Governo ha già approvato in via preliminare i decreti che dovranno adattare la normativa italiana. Tra le novità più concrete c’è un punto che riguarda da vicino tutti i professionisti: la formazione obbligatoria sull’intelligenza artificiale.

Non si tratta di un aggiornamento “facoltativo”, ma di un vero requisito professionale che Ordini, Collegi e Associazioni dovranno integrare nei propri percorsi formativi.

Cosa dovranno fare Ordini e Associazioni

I nuovi decreti prevedono che la formazione iniziale e continua includa moduli dedicati all’IA. I contenuti minimi sono già tracciati e si dividono in due blocchi.

Formazione pratica

  • come funzionano i sistemi di IA nel settore professionale;
  • come si interrogano e si istruiscono correttamente (prompt engineering);
  • quali sono limiti, rischi e potenzialità degli strumenti oggi disponibili.

Formazione teorica e deontologica

  • quadro normativo europeo e nazionale;
  • responsabilità del professionista nell’uso dell’IA;
  • obblighi informativi verso clienti e dipendenti;
  • rispetto del principio antropocentrico: il giudizio umano deve sempre prevalere sull’output della macchina.

Questi moduli entreranno nel monte crediti obbligatorio di ogni iscritto. Lo stesso vale per le associazioni professionali ex L. 4/2013, quando l’attività svolta comporta l’uso di strumenti di IA.

Quando entrerà in vigore

Il testo non è ancora definitivo: serve un secondo passaggio in Consiglio dei Ministri e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Da quel momento scatteranno i termini:

  • sei mesi per Ordini e Collegi per definire contenuti, modalità e aggiornare i regolamenti;
  • sei mesi per integrare i moduli IA nel sistema ECM delle professioni sanitarie tramite accordo in Conferenza Stato‑Regioni.

Perché questa formazione è così importante

La giurisprudenza è già molto chiara: usare l’IA non riduce la responsabilità del professionista, anzi la rende più stringente.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che:

  • il professionista deve mantenere un controllo critico costante sull’output algoritmico (human‑in‑the‑loop);
  • seguire ciecamente un errore della macchina può configurare colpa grave;
  • l’opacità del software (black box) non è una scusa.

Anche sul piano organizzativo, i tribunali hanno chiarito che eventuali effetti discriminatori o dannosi generati da un algoritmo ricadono sulla struttura che lo utilizza, non sul software.

In altre parole: non sapere come funziona l’IA non è più un’opzione.

Un passaggio culturale prima che normativo

L’obiettivo della riforma è semplice: garantire che l’IA venga usata con competenza, consapevolezza e responsabilità. Per i professionisti significa acquisire nuove abilità, ma anche tutelarsi da rischi operativi, reputazionali e legali.

L’IA diventerà sempre più parte del lavoro quotidiano. La formazione obbligatoria serve proprio a evitare che venga usata “al buio” e a rafforzare il ruolo del professionista come supervisore umano del processo decisionale.

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