PARTITE IVA INATTIVE: NUOVE VERIFICHE E RISCHIO CHIUSURA
Cambiano le regole per le partite IVA inattive. Con il nuovo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, entrato in vigore il 12 ottobre 2026, vengono aggiornate le procedure per individuare le attività che risultano ferme da tempo e che potrebbero essere oggetto di chiusura d’ufficio.
Le novità riguardano i controlli effettuati dal Fisco, le modalità di comunicazione ai contribuenti e la possibilità di ottenere la riattivazione della partita IVA qualora la cessazione venga ritenuta ingiustificata.
Controlli più accurati per individuare le partite IVA inattive
L’Agenzia delle Entrate potrà effettuare verifiche più approfondite per accertare se una partita IVA sia realmente inattiva. La chiusura d’ufficio continua a riguardare i soggetti che non hanno esercitato alcuna attività economica negli ultimi tre anni, ma da ora i controlli si baseranno su un numero maggiore di informazioni.
Oltre ai dati già presenti nell’Anagrafe Tributaria, saranno presi in considerazione anche elementi come le fatture elettroniche, i corrispettivi telematici e i versamenti effettuati dal contribuente. L’obiettivo è rendere gli accertamenti più precisi e ridurre il rischio di coinvolgere attività ancora operative.
Comunicazioni digitali e 60 giorni per evitare la chiusura
Un’altra importante novità riguarda le modalità di comunicazione. In via prioritaria, l’Agenzia utilizzerà il domicilio digitale del contribuente o del suo rappresentante. In assenza di un recapito digitale valido, resterà possibile l’invio tramite raccomandata.
La comunicazione sarà inoltre disponibile nel Cassetto fiscale e, per le persone fisiche, potrà essere segnalata anche tramite App IO. Dal momento della ricezione decorrono 60 giorni entro i quali il contribuente può fornire chiarimenti e dimostrare l’effettivo svolgimento dell’attività, evitando così la chiusura della propria posizione IVA.
Riattivazione possibile anche dopo la cessazione
Tra le novità più rilevanti c’è la possibilità di richiedere la riattivazione della partita IVA dopo la chiusura d’ufficio. Se il contribuente ritiene che la cessazione non sia corretta, può presentare un’istanza motivata presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, allegando la documentazione utile a dimostrare la propria attività.
Dopo le verifiche del caso, l’Amministrazione finanziaria potrà autorizzare la riattivazione della posizione. In tal caso, la partita IVA verrà ripristinata con effetto dalla data originaria di apertura, senza interruzioni. Una misura che offre maggiori tutele ai contribuenti e consente di correggere eventuali errori derivanti dai controlli automatici.

