RIFORMA DEGLI INCENTIVI: APPROVATO IL DECRETO CHE DEFINISCE IL NUOVO ASSETTO
Il Governo ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo che completa il riordino degli incentivi alle imprese. Un passaggio atteso, che chiude il percorso avviato con il nuovo Codice degli incentivi, operativo dal 1° gennaio 2026, e che risponde agli impegni assunti con il PNRR. L’obiettivo è creare un sistema più semplice, trasparente e orientato ai risultati, capace di sostenere davvero la competitività del tessuto produttivo italiano.
Un sistema più organico e leggibile
Il decreto interviene su due fronti: da un lato armonizza le regole grazie al Codice degli incentivi; dall’altro razionalizza le misure gestite dalle amministrazioni statali, eliminando sovrapposizioni e rendendo più chiari criteri, procedure e priorità. Per imprese e professionisti significa meno frammentazione, più coerenza tra i diversi strumenti e una maggiore facilità nel capire quali agevolazioni utilizzare e quando.
Il ruolo centrale del Fondo per la Crescita Sostenibile
Cuore operativo della riforma è il Fondo per la crescita sostenibile (FCS), che diventa il contenitore unico per gli interventi con impatto nazionale su competitività, innovazione e transizione verde e digitale. Il Fondo si articola in quattro grandi aree strategiche:
- Ricerca, sviluppo e innovazione
- Start up e nuova imprenditorialità
- Investimenti produttivi per la transizione digitale ed ecologica
- Accesso al credito e al mercato dei capitali
Le priorità potranno essere aggiornate periodicamente, in base all’andamento dei bandi e alle esigenze del sistema produttivo.
Ricerca e innovazione: bandi più mirati e progetti strategici
Sul fronte R&S, il FCS punta a sostenere iniziative ad alto valore tecnologico, favorendo sia i grandi progetti strategici (come gli IPCEI) sia bandi tematici più mirati. La logica è duplice: da un lato rafforzare i centri di ricerca e sviluppo delle imprese, dall’altro stimolare la trasformazione digitale e la valorizzazione della proprietà industriale.
I bandi potranno prevedere:
- procedure negoziali per progetti complessi o di rilevanza nazionale;
- sportelli tematici basati su priorità specifiche;
- sostegno a collaborazioni tra imprese, università e organismi di ricerca;
- interventi dedicati alla tutela dei titoli di proprietà industriale.
Start up e nuova imprenditorialità: focus su giovani, donne e venture capital
Una parte importante del Fondo è dedicata alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese, incluse le cooperative e le start up innovative. La riforma punta a favorire imprenditorialità giovanile e femminile, rafforzando anche il collegamento con il mercato del venture capital. Anche in questo caso, gli strumenti saranno attivati tramite bandi tematici, costruiti su una disciplina quadro coerente con le norme sugli aiuti di Stato.
Investimenti produttivi e transizione green
Per gli investimenti produttivi, il decreto conferma il ruolo dei Contratti di sviluppo, destinati ai programmi di maggiore dimensione e impatto strategico. Accanto a questi, saranno pubblicati bandi dedicati a:
- progetti di transizione digitale ed ecologica;
- interventi di sostenibilità ambientale;
- iniziative per il rilancio di territori in crisi o settori strategici.
Particolare attenzione è riservata alle PMI, che potranno accedere a misure calibrate sulle loro esigenze e capacità di investimento.
Un sistema più semplice, ma anche più orientato ai risultati
Il riordino non è solo un esercizio di semplificazione normativa. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema di incentivi misurabile, capace di premiare gli interventi che generano reale valore economico, tecnologico e occupazionale. La riforma, inoltre, garantisce la continuità delle risorse e la piena tutela dei fondi destinati alle imprese, evitando interruzioni o vuoti operativi.

