skip to Main Content
E’ attivo il canale WhatsApp tramite il quale potrete ricevere in tempo reale le news di Studio Viglione-Libretti & Partners.
Per attivare il servizio è sufficiente
  1. Salvare sul vostro smartphone il nostro numero +393509765813 (importante inserire +39)
  2. Aggiungere alla lista dei vostri contatti il nostro numero
  3. Inviare un messaggio Whatsapp con il testo SVL ON
La doppia spunta conferma la ricezione della richiesta e dopo qualche minuto il servizio sarà attivo. I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun utente  potrà vedere i numeri di cellulare degli altri iscritti al canale.  
0975 - 399004 info@studioviglionelibretti.it

REGIME FORFETTARIO E SRL DI FAMIGLIA: QUANDO LE FATTURE ALLA SOCIETÀ FANNO PERDERE L’AGEVOLAZIONE

REGIME FORFETTARIO E SRL DI FAMIGLIA: QUANDO LE FATTURE ALLA SOCIETÀ FANNO PERDERE L’AGEVOLAZIONE

Il rapporto tra regime forfettario e partecipazione in una Srl familiare continua a creare dubbi tra professionisti e imprenditori. Un recente chiarimento emerso durante Telefisco ha riportato l’attenzione su una regola spesso sottovalutata: in alcuni casi, emettere fatture alla società di famiglia può comportare la perdita del regime agevolato.

La questione riguarda soprattutto chi possiede quote, anche minime, di una Srl nella quale i familiari detengono la maggioranza e che svolge un’attività collegata a quella esercitata dal contribuente in partita Iva.

Non conta solo la quota posseduta nella Srl

A prima vista, possedere appena l’1% di una Srl potrebbe sembrare irrilevante. In realtà, la normativa non guarda esclusivamente alla partecipazione diretta, ma considera anche il controllo indiretto esercitato tramite i familiari. Se, ad esempio, il restante 99% della società è detenuto dal padre, questa circostanza può essere rilevante ai fini della verifica del controllo previsto dalla legge.

Per stabilire se esiste tale controllo occorre fare riferimento alle regole del Codice civile e ai chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate. Ciò significa che anche una quota molto ridotta può diventare problematica quando si inserisce in un contesto familiare che consente di influenzare la società.

Attività della Srl e attività del forfettario devono essere riconducibili

La presenza di un controllo diretto o indiretto, da sola, non determina automaticamente l’uscita dal regime forfettario. È necessario che esista anche una seconda condizione fondamentale: la riconducibilità delle attività svolte.

In pratica, la Srl e il contribuente devono operare in ambiti economici collegati. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che non basta appartenere allo stesso codice Ateco o alla stessa categoria generale. Occorre valutare concretamente il rapporto tra le attività esercitate e il collegamento economico esistente tra il professionista o l’imprenditore e la società.

Le fatture alla società sono l’elemento decisivo

L’aspetto più delicato riguarda la presenza di fatture emesse dal contribuente verso la Srl controllata. Quando il professionista o l’imprenditore in regime forfettario presta servizi o cede beni alla società e quest’ultima porta in deduzione i relativi costi, la causa di esclusione può diventare operativa.

In queste situazioni risultano infatti presenti sia il requisito del controllo sia quello della riconducibilità dell’attività. Di conseguenza, il contribuente rischia di non poter più beneficiare del regime forfettario. Diverso è il caso in cui la Srl non deduca fiscalmente i costi derivanti dalle fatture ricevute, circostanza che può evitare l’applicazione della causa di esclusione.

Per chi opera in una Srl di famiglia e contemporaneamente applica il regime forfettario, è quindi fondamentale verificare con attenzione il rapporto societario, le attività svolte e i flussi di fatturazione. Un controllo preventivo può evitare spiacevoli sorprese e la perdita di un regime fiscale particolarmente vantaggioso.

Back To Top